Chiusura della campagna elettorale del candidato del Pdl massafrese Giandomenico Pilolli

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Vota Pilolli

Venerdì 26 marzo 2010 alle ore 20:00, in Lungovalle Niccolò Andria (nei pressi della chiesa del Carmine) a Massafra il candidato al Consiglio Regionale Pugliese per “Il Popolo della Libertà” Giandomenico Pilolli chiuderà la sua campagna elettorale con un pubblico comizio.

Interverranno: il Sindaco della città di Massafra dott. Martino Tamburrano e il candidato Avv. Giandomenico Pilolli.

Liste d’attesa chilometriche

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Palese a Massafra [foto di Nanni Antonante]
Palese a Massafra [foto di Nanni Antonante]

Rocco Palese, candidato presidente del Pdl, ha puntato l’indice contro la gestione della Sanità da parte di Vendola

MASSAFRA – Con gli ombrelli aperti, in tanti, nonostante la pioggia, nella centrale Piazza Vittorio Emanuele, in attesa del candidato presidente Rocco Palese. Il comizio del Pdl ha visto alternarsi sul palco l’assessore all’Urbanistica, Aldo Dimasi, il vice-sindaco Giandomenico Pilolli, candidato al consiglio regionale, e il sindaco Martino Tamburrano.

Soddisfatto delle presenze, Palese ha così esordito: «È una partecipazione che stiamo riscontrando dappertutto. Una motivazione molto forte che ci farà vincere le elezioni e mandare a casa la sinistra che ha disastrato la  regione in ogni suo punto».

Di qui, una serie di osservazioni sulle promesse fatte da Vendola cinque anni fa e non mantenute: salario sociale per i giovani, eliminazione del ticket su farmaci e revoca del piano ospedaliero della Giunta Fitto.

«Doveva essere il suo primo atto. Dopo cinque anni – ha detto – quel piano ospedaliero è ancora in vigore. Anche in questa città è venuto a più riprese a dire che avrebbe restituito il maltolto. Non solo non ha restituito il maltolto ma l’ospedale di Massafra come gli altri nosocomi della Provincia di Taranto e della Regione sono stati abbandonati a se stessi.

L’unico criterio che hanno seguito nella scelta dei direttori sanitari, direttori generali e amministrativi è stato quello dell’appartenenza politica». E sulla commistione tra affari e politica, si è così espresso: «Siamo e rimarremo garantisti. Ma il garantismo non è assoluzione politica. Politicamente il presidente uscente, insieme alla sinistra, è responsabile di tutto ciò che sta emergendo in questi giorni».

Palese ha poi lamentato liste d’attesa chilometriche e un miliardo di euro di tasse aggiuntive pagate dai pugliesi rispetto ai cittadini delle altre regioni italiane. «Noi abbiamo una proposta forte – ha evidenziato -, quella di ricostruire tutto. È come scalare l’Everest ma noi ce la faremo attraverso una programmazione sanitaria seria da costruire con tutti gli operatori, i sindaci e i cittadini». Infine, non ha risparmiato critiche sul mancato impiego dei fondi nell’agricoltura, un comparto in profonda crisi, e dei fondi strutturali per lo sviluppo.

Francesca Piccolo [Corriere del Giorno]

Fitto lancia la candidatura di Pilolli

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Vota Pilolli

Mercoledì 24 marzo 2010 alle ore 20:00, in piazza Garibaldi a Massafra il candidato al Consiglio Regionale Pugliese per “Il Popolo della Libertà” Giandomenico Pilolli terrà un pubblico comizio.

Interverranno: il Sindaco della città di Massafra dott. Martino Tamburrano, il candidato Avv. Giandomenico Pilolli e il Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto.

PUBBLICO COMIZIO A MASSAFRA DEL CANDIDATO PRESIDENTE ROCCO PALESE

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Giandomenico Pilolli [foto di Donato Montemurro]Giandomenico Pilolli [foto di Donato Montemurro]

Lunedì 22 marzo 2010 alle ore 20:00, in piazza Vittorio Emanuele II a Massafra il candidato al Consiglio Regionale Pugliese per “Il Popolo della Libertà” Giandomenico Pilolli terrà un pubblico comizio.

Interverranno: il Sindaco della città di Massafra dott. Martino Tamburrano, il Vice Sindaco nonché candidato Avv. Giandomenico Pilolli e il candidato Presidente della Regione Puglia per la coalizione del centro-destra dott. Rocco Palese.

Inchieste Bari: Mazzarano lascia incarico Pd e candidatura

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Michele Mazzarano

(ANSA) – BARI – Michele Mazzarano ha deciso di dimettersi da segretario organizzativo regionale del Pd e di ritirare la candidatura al consiglio regionale. Il nome dell’esponente del Pd sarebbe stato indicato dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini quale beneficiario di tangenti insieme all’ex vicepresidente della giunta regionale pugliese Sandro Frisullo. ‘Nego nel modo piu’ fermo e risoluto di essere stato mai destinatario di tangenti da parte di chicchessia’, dichiara Mazzarano.

Tarantini indica anche Michele Mazzarano fra i destinatari delle mazzette

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Michele Mazzarano

da “La Gazzetta del Mezzogiorno”

Forse dietro all’«omissis» il nome di Michele Mazzarano (ex vice segr. Pd)

BARI – Sandro Frisullo non è l’unico politico che appare nelle nuove carte dell’inchiesta sulla sanità pugliese. Il «mercimonio delle funzioni pubbliche» di cui parla il gip Sergio Di Paola nell’ordinanza che l’altro ieri ha riacceso i riflettori sulle indagini baresi. Dietro «l’omissis» imposto nelle carte processuali, si «nasconderebbe» il nome di Michele Mazzarano, ex vicesegretario regionale del Pd ai tempi della segreteria di Michele Emiliano.

La Procura di Bari, secondo fonti giudiziarie, ha in corso accertamenti per trovare riscontri alle dichiarazioni di Gianpaolo Tarantini che lo tirerebbe in causa. Non è chiaro al momento neppure se Mazzarano sia iscritto oppure no nel registro degli indagati.

Fu proprio il «dameliano doc» Mazzarano ad organizzare la famosa cena elettorale nel ristorante la «Pignata» di Bari nel marzo 2008. La stessa in cui, tra gli altri, avrebbero partecipato anche Massimo D’Alema e Michele Emiliano. Circostanza negata da Emiliano (che ha sempre sostenuto di esserci rimasto solo pochi minuti) e invece confermata proprio da Mazzarano.

Sul punto, comunque, le cautele dei pm sono massime. E’ certo, invece, che quando si parla di politica, gli omissis si sprecano. Nell’interrogatorio del 20 maggio scorso, Alessandro Mannarini inquadra le amicizie del suo ex datore di lavoro. «So che Giampaolo Tarantini – fa mettere a verbale – frequentava il gruppo di politici pugliesi vicini a (omissis) e in particolare (omissis) e Sandro Frisullo».

Il primo dei due non è difficile da far cadere. Il 24 novembre 2008 Frisullo chiama Tarantini alle 12,36: i due parlano di un pranzo, e nella conversazione fa capolino Roberto De Santis, imprenditore, uno degli uomini storicamente più vicini all’onorevole Massimo D’Alema. Cioè il politico nazionale a cui avrebbe fatto riferimento anche Frisullo.

FRISULLO: «Vieni in presidenza».

TARANTINI: «No ascolta mi sono sentito con Roberto (la procura annota: De Santis). Mi ha detto di dirti che lui va a pranzo con Emiliano in via Piccinni siccome lui stava mezz’ora poi lui si appoggia con noi che ci vuole parlare. Quindi ci vediamo tipo l’una e mezza-due? Ti passo a prendere? Oppure…».

F: «No. E dove ci vediamo?».

T: «Ci vediamo alle due in via Piccinni».

F: «Ma io devo mangiare qualcosa che devo fare in via Piccinni?».

T: «Mangiamo io e te, lui nel frattempo sta con Emiliano e poi si siede con noi».

F: «Allora io devo mangiare una cosa appena mi libero vado al Nessun Dorma e poi vi raggiungo (…)».

T: «Allora mangiamo io e te al Nessun Dorma e poi ci raggiunge lui…».

Nessuna conferma al momento su quale nome si nasconda dietro al secondo «omissis» di Mannarini.


da “Il Giornale”

Tangenti, spunta il numero due del Pd pugliese

Il secondo politico al quale Tarantini dice di aver «corrisposto tangenti», quello il cui nome era coperto da un “omissis” nell’ordinanza con cui il Gip, su richiesta del pm Pino Scelsi, ha fatto arrestare l’ex vicepresidente della giunta pugliese Sandro Frisullo, quello su cui gli investigatori della Guardia di Finanza barese stanno facendo accertamenti per verificare le dichiarazioni dell’imprenditore sanitario, sarebbe un dalemiano doc: Michele Mazzarano. Già segretario regionale dei Ds, poi vice del Pd pugliese quando Michele Emiliano ne era alla guida e ora responsabile organizzazione del Pd, Mazzarano è anche candidato alle prossime regionali.

Finora il suo nome era saltato fuori, nelle inchieste baresi, solo per la “celebre” cena elettorale organizzata da Tarantini e che aveva Massimo D’Alema tra i commensali. Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, raccontò di ricordare bene quella cena, e di aver portato subito via D’Alema appena riconobbe Tarantini, su cui aveva indagato anni prima. Emiliano, poi, “scaricò” proprio su Mazzarano la responsabilità di aver organizzato l’evento. E Mazzarano, siamo a luglio del 2009, non gradì. Replicando sarcastico e piccato che «il gravoso peso delle molteplici cariche ricoperte» avrebbe «provocato qualche difetto di memoria» al sindaco di Bari. «A differenza di quanto riferito, infatti, Emiliano fu presente alla famosa cena esattamente per tutto il tempo in cui fui presente io, né risponde al vero che manifestò a me (o ad altri, che io sappia) alcuna riserva sulla partecipazione sua e di D’Alema», proseguiva il seccatissimo esponente del Pd nella risposta al suo segretario. Ma il primo cittadino barese, a settembre scorso, rilanciò indirettamente in una conferenza stampa le sue accuse. Definendo gli organizzatori di quella cena indicati da Tarantini (che fece il nome di Mazzarano) «persone che avevano con lui intensità di rapporti e vantaggio nel tenere i rapporti. Fare incontrare D’Alema era una specie di “ricambio” dei favori ricevuti dai Tarantini».

Se le dichiarazioni dell’imprenditore a proposito dell’erogazione di tangenti fossero confermate, questa seconda scossa dopo le manette per Frisullo avrebbe un peso forse maggiore nelle prossime consultazioni regionali. Frisullo, come dice lui stesso nelle intercettazioni, non era più nella “vetrina” del Pd. Il fedelissimo di D’Alema Mazzarano, invece, sì. Tanto da essere candidato. Proprio Baffino, ieri, ha scaricato l’ex vice di Vendola, rimarcando che ormai da tempo era stato allontanato. Poco elegante, ma pragmatico. Se l’ultima svolta nell’indagine dovesse però essere confermata, e Mazzarano si ritrovasse coinvolto nel sistema Tarantini, sarà più complesso per il presidente del Copasir prenderne le distanze. Da Bari, insomma, si annunciano altre novità. Che arrivano sempre dall’inchiesta di Pino Scelsi, il pm barese che insieme ai colleghi Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia ha chiesto – e ottenuto – l’arresto di Frisullo. Destino quantomeno curioso, il suo. Sembrava un idolo della sinistra quando, suo malgrado, dalla sua inchiesta saltarono fuori Patrizia D’Addario e i racconti di quest’ultima sulle serate a Palazzo Grazioli. Ora lo scenario è diverso, e inusitatamente è addirittura Berlusconi a «elogiarlo» con l’etichetta di «magistrato vero», commentando l’arresto dell’esponente del Pd. Le cose cambiano. E le inchieste, che d’altronde si erano aperte a febbraio dell’anno scorso con l’iscrizione nel registro degli indagati di Alberto Tedesco, all’epoca assessore regionale alla Sanità, vanno avanti. Così Scelsi finisce per essere l’unico pm barese, tra quelli che lavorano alle inchieste sulla malasanità, ad aver incassato risultati concreti, e vistosi. Prima gli arresti domiciliari per Lea Cosentino, ribattezzata Lady Asl, incastrata da Tarantini. Poi le manette per Frisullo, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta, disegnato al centro di un sistema di appalti concessi in cambio di mazzette, escort e “benefit” vari. Ora il “parterre” di esponenti del partito democratico finiti nel fascicolo di Scelsi potrebbe allargarsi ancora.


da “La Repubblica”

Tarantini: “Ho pagato Mazzarano”

Michele Mazzarano, ex vice coordinatore del Pd, ultimo segretario dei Ds: è lui il secondo politico al quale Gianpaolo Tarantini ha pagato le tangenti. E’ questo quello che emerge dall’inchiesta della procura di Bari che giovedì mattina ha portato in carcere Sandro Frisullo, ex vice presidente della Regione Puglia. Il fascicolo non è chiuso e potrebbe riservare altri e nuovi colpi di scena. Il nome di Mazzarano, ora candidato alle regionali nel Pd alla provincia di Taranto, nel provvedimento cautelare, era coperto da omissis proprio perché la procura vuole fare accertamenti.

Di Mazzarano, Tarantini ha raccontato nel suo ultimo interrogatorio. E ora gli uomini della Guardia di finanza stanno cercando riscontri alle dichiarazioni dell’imprenditore che ha detto di aver pagato l’esponente Pd. Di Mazzarano si era parlato quando lo scandalo su Tarantini è scoppiato. L’esponente politico del Pd era alla cena elettorale del Partito Democratico che l’imprenditore ha pagato nel 2007 e che si è svolta al ristorante “la Pignata”. Tarantini ha deciso di collaborare con i magistrati dopo alcuni mesi di detenzione ai Gianpaolo Tarantini, principale accusatore di Sandro Frisullo, da giovedì mattina in carcere, è attendibile. Questo pensa il gip Sergio Di Paola. “La lettura dei verbali degli interrogatori resi – scrive il giudice – mette in luce come Gianpaolo Tarantini si sia determinato a narrare fatti di notevole rilievo dopo un apprezzabile periodo di sottoposizione a misure cautelari coercitive”.

L’imprenditore da settembre è in carcere perché accusato di aver distribuito droga alle feste, organizzate nell’estate del 2008 tra la Sardegna e la Puglia. Nell’ordinanza di custodia cautelare notificata anche al direttore amministrativo dell’Asl Vincenzo Valente, al funzionario Roberto Andrioli e al primario di neurochirurgia del “Vito Fazzi” Antonio Montinaro, il giudice offre una spiegazione del perché per alcuni mesi Tarantini abbia scelto il silenzio. Una decisione dettata “sia dall’esigenza di riservarsi la possibilità di non pregiudicare definitivamente la posizione di soggetti che ad ogni buon conto avevano consentito al Tarantini stesso di “far guadagnare dei soldi”, sia dal timore delle conseguenze che sarebbero potute a lui derivare dal contenuto delle dichiarazioni relative ad aspetti particolarmente eclatanti dei rapporti fra la politica, l’amministrazione e il mondo delle imprese”.

Agli atti dell’inchiesta sono allegati tutti i verbali. In uno, ad esempio, Tarantini afferma di aver condotto, tra il 2007 ed il 2008, “una vita esagerata”, spendendo “molti” soldi. Intanto Frisullo si difende dalle accuse. Lo farà formalmente lunedì nell’interrogatorio di garanzia. Ma intanto la sua posizione è affidata anche ad uno stralcio dell’audizione resa alla fine di gennaio. “Ad un certo punto  -  racconta il politico  -  Tarantini mi parlò della sue difficoltà, in particolare mi parlava del mancato pagamento di fatture, che si protraeva da anni, da parte di diverse Asl pugliesi, mi chiese di dargli una mano per sbloccare questa situazione; gli dissi che avrei potuto parlare con il dottor Valente. Preciso che anche nei confronti di altre persone, proprio per la funzione istituzionale che svolgo, sono intervenuto per semplificare e regolarizzare i rapporti con la pubblica amministrazione ed evitare costi aggiuntivi per la Regione”.


da “AffarItaliani”

Spunta il nome del secondo politico: è il dalemiano Mazzarano

Nell’inchiesta di Bari spunta il nome dell’altro politico ‘in affari’ con Giampaolo Tarnatini. Non solo Sandro Frisullo: le tangenti sarebbero state corrisposte anche a Michele Mazzarano, ultimo segretario regionale dei Ds, attualmente candidato alle regionali. Il suo nome è coperto da un ‘omissis’ nell’ordine di custodia cautelare emesso dai magistrati pugliesi per l’ex vicepresidente della giunta Vendola.

Fu Mazzarano nel 2007 a organizzare la cena, pagata da Tarantini, al ristorante la Pignata cui parteciparono Massimo D’Alema, Michele Emiliano e alcuni dirigenti della Asl.

Intanto Frisullo dal carcere nega ogni coinvolgimento. L’ex vicepresidente avrebbe ottenuto soldi e prestazioni sessuali con escort dall’imprenditore barese Tarantini in cambio di un suo impegno per sbloccare i mandati di pagamento per le forniture di protesi e di materiale sanitario che le società della famiglia Tarantini avevano fatto alle Asl.

Ma agli atti ci sono i suoi sms scambiati con una delle escort di Tarantini, Terry De Nicolò. “Spero di conoscerti presto”, scriveva la ragazza. “E’ anche la mia speranza”, rispondeva Frisullo che poi correva a chiamare Tarantini: “Che faccio, che faccio, la chiamo più tardi?”, chiedeva; “Sì chiamala alle otto”, rispondeva Tarantini: “lavora in un’agenzia di moda, una bellissima ragazza…”. Poi gli affari. “Parlato poi oggi, tutto a posto?”, gli chiedeva l’imprenditore; “Tutto a posto, poi ti dico”, rispondeva il politico.

Agli atti c’è poi quanto detto dallo stesso Frisullo ai magistrati baresi il 25 gennaio scorso. L’ex vicepresidente della giunta pugliese è netto: “Escludo di aver ricevuto denaro da Giampaolo Tarantini”.


da “CorriereWeb”

Puglia, è Mazzarano l’altro indagato del Pd

È saltato fuori il nome del secondo politico del Pd coinvolto nel giro delle tangenti pugliesi.

È Michele Mazzarano, ultimo segretario regionale dei Ds e candidato alle prossime regionali, il secondo dirigente del Pd al quale Giampaolo Tarantini avrebbe “corrisposto tangenti”. Il nome, nell’ordinanza di custodia cautelare per Sandro Frisullo, era stato coperto con un “omissis”. Mazzarano, fra le altre cose, avrebbe organizzato una cena, pagata da Tarantini, alla quale parteciparono anche Massimo D’Alema e il sindaco di Bari Michele Emiliano.

Nel frattempo, divampano le polemiche sull’ex vicepresidente della Regione Sandro Frisullo, attualmente in carcere. Giampaolo Tarantini ha infatti dichiarato di avere con Frisullo “un accordo per una sorta di «protezione politica» a un costo fisso di 12 mila euro al mese”. Decisa la replica di Frisullo: “È totalmente inventato: Non sono mai stato sul libro paga di Tarantini. Mi sono fidato di una persona che mi ha strumentalizzato”.

L’esponente del Pd Massimo D’Alema, del quale Frisullo era un fedelissimo, ha commentato così la vicenda: “A giugno dell’anno scorso è uscito dal governo regionale, non è più stato eletto in nessun organismo del partito. Ora è un privato cittadino. Abbiamo agito prima dei magistrati. Ecco perché non siamo nella bufera”. Dello stesso avviso il segretario del Pd Pierluigi Bersani: “Io penso che si sia vista, in un caso così doloroso, la differenza tra gli uni e gli altri. Noi abbiamo preso le cose per tempo e diciamo ai magistrati di fare il loro lavoro”.

LA PUGLIA CHE VERRA’

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rocco palese presidente

BARI – Arrivano (finalmente) i programmi con cui gli sfidanti governatori si candidano a guidare la Puglia e il Pdl mette in campo la ricetta «berlusconiana» con cui rilanciare lo sviluppo della regione. Otto punti, tra i quali qualche novità, compongono il «patto d’onore» che Rocco Palese, coadiuvato dal vice-governatore in pectore Nicola De Bartolomeo, ha annunciato di voler stringere con i cittadini pugliesi. Tutte proposte – sottolinea il «ragionier Palese» – che attingono a fonti certe di finanziamento, alla faccia dei sogni spesso sbandierati per andare a caccia di voti.

Scuola, lavoro, tasse, welfare, casa, opere pubbliche, agricoltura e taglio dei costi della politica i temi prioritari scelti dal centrodestra per rovesciare la «rivoluzione gentile» dei cinque anni di governo Vendola. Innanzitutto, un piano straordinario di 400 milioni di euro per l’adeguamento strutturale e tecnologico delle scuole nei prossimi tre anni; la conferma dei già annunciati 150 milioni di euro del Fse per formare neo-laureati in azienda (con una «borsa» di 18mila euro l’anno per ciascuno di loro); l’azzeramento delle addizionali fiscali (Irpef, Irap, Irba); sinergia pubblico-privato per dare attuazione alla legge del 2001 con un piano regionale di edilizia sociale; taglio ai costi della politica con una riduzione da 70 a 50 consiglieri e un risparmio di 25 milioni nel quinquennio.

Quindi le novità del «piano di Rocco». Innanzitutto la social card: gli 80 euro a bimestre sinora erogati ai meno abbienti verrebbero portati a 100 euro mensili mediante una convenzione con il Ministero dell’Economia. Quindi un maxi-piano di opere pubbliche, utilizzando 5 miliardi di euro destinati alla Puglia per investimenti e « fermi da anni»: secondo Palese sono sufficenti i primi 60 giorni di governo per varare una legge apposita «e creare così 100.000 posti di lavoro». Infine l’agricoltura, per la quale «non sono stati utilizzati 1,6 miliardi di euro di fondi europei». L’idea è di un intervento straordinario a favore delle aziende con un contributo «de minimis» sino a 15.000 euro e l’accelerazione dei pagamenti delle domande di integrazione.

«Le nostre otto proposte fanno infuriare il cantastorie di Terlizzi (vendola, ndr) che vaneggia su Berlusconi e scherza con i Santi e con la Chiesa. È talmente disperato dinanzi alla nostra concretezza, da scomodare le palle di vetro di sedicenti bookmakers stranieri. Vendola è nervoso – dice Palese – perché capisce che i cittadini vogliono in Puglia il buongoverno che il presidente Berlusconi sta dando all’Italia». «Tutti propongono sviluppo e occupazione, per noi che veniamo dalle imprese – dice De Bartolomeo – la realizzazione di un posto di lavoro è un dato economico matematico. Potrei sparare anche io delle cifre, ma dico che, data l’ingente mole di risorse comunitarie non ancora utilizzate dalla Regione, parlare di 100mila posti di lavoro è un obiettivo credibile».

Attacchi, quindi, all’Udc: «è nervosa anche la Poli Bortone – dice Palese – perché ha scoperto di essere stata usata come specchietto per le allodole dall’Udc, che dà in giro chiare indicazioni per far votare Vendola». «Gli elettori dell’Udc – dice il ministro Raffaele Fitto – hanno piena consapevolezza delle furberie e dei giochi di palazzo di alcuni dirigenti del partito che cercano di spostare voti sulla sinistra estrema. La Poli Bortone ha ormai tutti gli elementi per farsene una ragione: l’Udc sta giocando sulla sua pelle e per la sinistra. Resta da chiedersi se sia solo vittima o anche complice». «L’Udc sta scaricando la Poli Bortone per Vendola. Se non è complice – aggiunge il coordinatore regionale Pdl Francesco Amoruso – la Poli si ritiri».


Bepi Martellotta [La Gazzetta del Mezzogiorno]

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